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Riccardo Specchia

Insomma, paradossalmente, l’abisso di differenza tra il modo di vita della capitale e quello del villaggio è all’origine dell’affollamento dei cosiddetti quartieri autocostruiti cioè delle bidonville […]: nelle quali, però, l’emigrante finisce per vivere molto peggio che nel villaggio. Questo perché il modello di vita che gli viene proposto è, a sua volta, lontanissimo dalle sue possibilità economiche.

Alberto  Moravia

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Come descrivere il mio arrivo e la mia permanenza in questa enorme città?

Comincerò da Callao, l’antica città portuale. Luogo dove ogni forestiero apre e chiude il suo vagabondare. Siamo nel quartiere che offre alcune delle zone considerate come: tra le più pericolose della capitale. Il mio sbarco all’aeroporto Jorge Chavez è proprio qui. Come dire, benvenuto. Da questo momento in poi, nel bene o nel male, tutto può succedere.

Fantastico. Forse cercavo anche questo, ero preparato e mi avanzava ancora un po’ di ansia dalle disavventure dell’aeroporto di Fiumicino. Ricordate?

Descrivere Lima, è un po’ come avventurarsi in uno di quei moderni giochi da console. Mi viene sempre in mente la corsa vista in europa, tra adolescenti e non, per accaparrarsi il gioco del momento: GTA (Grand Theft Auto). Action game con ambientazione urbana così verosimile da divenire in pochi giorni fenomeno culturale delle nuove generazioni.

Ecco, sembra io sia entrato nel gioco. A Lima, nella città beta, tutto può succedere.

La prima impressione di quanto affermo, la ricevo dal passaggio che mi porterà a San Isidro. Uno dei quartieri considerati come “zone franche” della città… Ma di questi “distritos” ne parlerò più avanti.

Siamo in macchina. Gli enormi boulevard si intrecciano in una rete fittissima e il colpo d’occhio non può che cadere sui cerros: colline ricolme di case che, come luminarie di paese, “adornano” lo sfondo degli enormi viali.  L’Avenida Faucett, collega l’aeroporto di Lima al centro città e in alcuni momenti sembra una via di Las Vegas. Enormi cartelli pubblicitari, a volte dipinti sui muri, sovrastano il cammino. Luisa e suo fratello, miei compagni in questa avventura, parlano tranquillamente mentre io resto a guardare. Le emozioni dell’arrivo in una nuova realtà, si fanno distrarre da altre emozioni che ripercorrono alcune affascinanti scene viste solo nei film.

Guidare in questa città è, come dicevo, simile alla sensazione di tenere un joypad tra le mani. Anarchia allo stato puro (o meglio, libera interpretazione del codice stradale). Clacson e freno sempre a portata di riflessi e una variegata scelta di taxi; micro; combi; carri; carretti; coaster; moto e apecar. Tutti strumenti di trasporto: fuori zona, fuori orario, fuori luogo, fuori di testa.

La verità è che il traffico di Lima è anche il modo più efficace per introdurre una descrizione di questa metropoli.

Lima, fondata da Francisco Pizarro il 18 gennaio del 1535 con il suo nome Ciudad de los Reyes. Al momento della sua nascita contava appena 70 abitanti. Oggi, secondo una stima del 2012, ne conta 9.072.935. A Lima, tutto può succedere.

Caotica e romantica, violenta e accogliente, degradata e sfarzosa. Come tutte le capitali da queste parti, rispecchia i contrasti del paese stesso. Una minoranza ricca le cui eleganti abitazioni contrastano con la diffusa povertà della popolazione. Si dice, e me ne rendo subito conto, che nel corso degli ultimi cinquanta anni la città abbia subìto uno sviluppo enorme e disordinato. Tanto che per la burocrazia locale è stato più facile catalogare i quartieri in due categorie: il popolo ricco che comprende anche un ceto medio-alto e i popoli giovani (pueblos jovenes), dove risiedono le barriadas. Per approfondire questo argomento vi consiglio la lettura di questo breve saggio di Umberto Calamita: “LA BANCA MONDIALE. L’altro centro operativo dell’imperialismo transnazionale“. L’autore, prende ad esempio le contraddizioni interne ed esterne che la Banca Mondiale ha adoperato nei casi specifici di Perù e Bolivia. Attualmente, mi pare già di capire, il Perù ha come nuovo totem il modello di sviluppo nord americano. Quello del motto: “sei ciò che guadagni”.

"Querer Poder" di Elliot Túpac (Perù). Museo de Arte Contemporáneo.  Lima.

“Querer Poder”
di Elliot Túpac (Perù).
Museo de Arte Contemporáneo.
Lima.

Al momento, 20 giorni dall’arrivo, posso solo raccogliere altre testimonianze e riportarvele per confermarvi queste prime impressioni.

Osservando le nuove e lussuose residenze, salta subito all’occhio il loro sistema di sicurezza estremamente valido: fili di corrente stesi sopra i muri di recinzione scoraggiano i malintenzionati.

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Barranco, ad esempio, è uno dei quartieri caratteristici della città. Con i suoi alberi secolari e case antiche rende piacevoli le passeggiate al tramonto, preludio di divertenti serate nei ristoranti e nei variopinti locali di questo quartiere bohémien.

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In questo periodo di adattamento mi ospita una famiglia che risiede nel quartiere di S.Isidro, uno tra i più residenziali e ricchi della megalopoli. Dico ciò approfittando anche per tranquillizzare i miei cari. In questi giorni di vagabondaggio hanno ricevuto poche notizie sul mio conto e comprendo la loro preoccupazione (coff coff).

Ogni rione, qui, è considerato come una piccola città. Una confederazione di tante municipalità dove la gente versa tasse, fa la spesa, affitta case o se le fa abbattere per ricostruirle più nuove, maestose e comode. Si, siamo in pieno boom edilizio. La lezione sulla speculazione è proprio dura da assimilare in questo pianeta. È il loro momento del resto.

Io, nel mio piccolo, non posso che augurare ogni bene a questo popolo che mi accoglie. Migranti, lavoratori e pirati. Solidali con lo straniero e spietati con loro stessi.

Tutta vita. A Lima… Todo puede pasar! 

Dono il mio primo tramonto sull’oceano a voi. Un saluto che proviene da un viaggio sulla costa. La Panamericana Sur.

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Un deserto sconfinato con delle spiagge immense, tramonti unici al mondo e autostrade impazzite dove ogni copywriter può dare sfogo a veri e propri allestimenti artistici.

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Proverò a documentarmi ancora e scrivere dal Perù. Vediamo insieme cosa succede.
“LA FINESTRA ANDINA…” è il titolo di questo diario.  Per chi volesse affacciarsi, prendete nota. L’indirizzo è sempre quello. 

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5 comments on “Lima: la città beta

  1. Carlo Sorrentino ha detto:

    Wow! Leggo le tue parole e mi si complicano i progetti di vita.
    ..e mentre noi qui come tante piccole formichine a volte veniamo schiacciati semplicemente camminando, vedo in Lima davvero un nuovo grande inizio. Magari ti schiacciano anche lì, ma forse con una buona dozzina di pisco sour tutto si risolve, qui anche l’alcool è diventato affare per soli ricchi.
    Sarà dura? Certo che lo sarà, e qui in Italia lo sarà? Certo che lo sarà. E allora hai fatto la scelta giusta.
    Approfondisco con il tuo diario di vita, dopo essermi chiesto svariate volte se il coraggio da te trovato non rappresenti in fondo un po la volontà di tutti, stradelusi da un paese che ti vomita addosso ogni giorno gli stessi problemi da anni, riprendendo l’esempio dei videogames da te fatto, qui il giochino si è impallato, come sui vecchi Commodore 64, cassetta da tirar fuori, ricaricare tutto prego!! (notare che ho paragonato il mio paese ad un Commodore 64)
    Bello Ricky, bello quello che hai fatto, hai preso il coraggio, lo hai infilato dentro lo zaino, hai preso le tue capacità e hai condiviso la tua nuova meta, sì perchè ripeto qui noi ci siamo davvero spaccati i maroni (tipica affermazione emiliano-romagnola che sta ad intendere, in questo specifico caso, uno spiccato senso di inadeguatezza legato probabilmente ad una errata gestione del denaro pubblico), vita frenetica per 4 soldi, potere di acquisto zero, genitori che ti mantengono a 35 anni, che qualcuno si azzardi a dire che abbiamo le possibilità di distinguerci in questo paese e TUTTE le profezie Maya si scaglieranno al triplo delle violenza immediatamente su di lui.
    Siamo pronti a scomparire dalle nostre realtà almeno per un minuto, leggendo di un tuo nuovo ed inebriante post.
    Grazie

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    1. Riccardo Specchia ha detto:

      Carlo grazie a te del bellissimo commento.
      Scriverò ancora e ti giuro lo faccio quasi come in un riflesso incondizionato. Ho tanto da scoprire e vedere. Te la devi guadagnare sudando la cittadinanza in questa metropoli impazzita, ma come dicevo: tutta vita!!!
      Il nostro commodore64 era bellissimo ma inevitabilmente vecchio, dunque ci hai preso con la metafora.
      Nel mio zaino, come ben dici, ci ho messo coraggio… ma la parte più bella consisteva in cosa non mettere. Tutto lo straziante elenco che citi. Una bella sensazione.

      Sai già che appena porterò a termine la mia missione di vita qui, vi aspetterò a braccia aperte! Pazzo compagno di mille avventure … ti abbraccio!

      Mi piace

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