search instagram arrow-down
Riccardo Specchia

Ogni posto è una miniera. Basta lasciarsi andare, darsi tempo, osservare la gente. Così anche il posto più insignificante diviene uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità davanti al quale ci si potrebbe fermare senza bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente dove si è: basta scavare.

Tiziano Terzani

P1070041

In viaggio! Lascio Lima per pochi giorni. Si va alla ricerca di alcuni indizi che mi sveleranno la provenienza di questa gente, la loro cultura, le loro radici.

Io e Luisa riusciamo ad approfittare di un passaggio verso nord offertoci da suo padre e suo fratello.

Si parte alle 3 del “mattino”. Così vuole il nostro chauffeur Mañuco. Così dice lui. In realtà, la prendo come una partenza notturna, altro che tre del mattino. Scopro così, che anche qui in Perù esistono le partenze intelligenti. Mi rendo conto presto del perché.

Siamo quattro in macchina. Sfrecciamo a tavoletta per l’Avenida Salaverry, verso il buio del deserto costiero. Lima è enorme, immensa. La sola Avenida percorre ben 4 distretti cittadini, un’enormità. Sembra di non riuscire mai a vedere dove finisce la città, dove un limeño può annunciare, sicuro, il vero inizio del suo viaggio.

Mañuco guida veloce, mi spiega che è meglio non farsi sorprendere dal traffico di questa metropoli. Ha ragione. Alle 6 del mattino, questo immenso drago dormiente si sveglia e se ti sorprende, non c’è scampo resti fermo un giro come nel monopoli.

La gigantesca via principale che porta fuori la capitale, alterna immagini tipiche di costa ad altre più rumorose di movida carnevalesca. Resto “appeso” alla maniglia dell’auto, con il viso schiacciato al finestrino. È affascinante osservare una metropoli dormire.

Alla periferia ci accompagna ancora la rapida successione dei “popoli giovani”, delle case messe lì, senza logica o ragione. Luisa mi spiega che sono in prevalenza territori occupati. Gli stessi, successivamente, diventano propaggini cittadine. Arriva il politico improvvisato di turno che promette la rapida installazione di luce e qualche riserva d’acqua. Il politico diventa sindaco del distretto. Il distretto si sceglie un bel nome (magari quello di un santo che li protegga) ed il gioco è fatto: lamiere e paglia si trasformano magicamente in “distritos”. Vivono in una condizione che più ostile non si può. Cercano una chance. Nella sierra corre voce che Lima ne offre sempre una. Così, abbandonano il loro aratro per divenire presto autisti di uno dei tanti mezzi di trasporto della città Beta.

Il viaggio prosegue. Ci consegnamo all’imprevedibile deserto di rocce e sabbia. Buio totale. Mañuco corre come un pazzo, sembra che l’unico obiettivo sia raggiungere il pueblo più vicino e farsi confortare da altre lucine gialle. Percorriamo chilometri senza vedere niente. I miei occhi, stanchi e semi chiusi, si fanno trainare in questo viaggio alla ricerca delle radici di questa nazione. Così, attendo che l’alba mi schiarisca la vista e mi presenti, giorno dopo giorno, questo incredibile popolo.

DSC04894

DSC04912

DSC04902 DSC04903 DSC04905

DSC04916 DSC04923 DSC04924 DSC04926 DSC04944

Prima tappa Trujillo.

Città situata a 560 km a nord di Lima nella fertile valle del rio Moche. Fondata dai primi conquistadores nel 1534 con lo stesso nome della città spagnola in cui nacque Pizarro, oggi è la seconda città più importante della costa peruviana con più di un milione di abitanti e un’agricoltura fiorente (soprattutto nella produzione di zucchero e di bestiame). Grazie a un clima primaverile durante tutto l’anno e alla moltitudine di siti archeologici preincaici presenti nel territorio, questa città offre molto dal punto di vista turistico.

catedral-de-trujillo

Cattedrale di Trujillo

DSC04947

Caballitos de Totora – tipiche e antiche imbarcazioni dei pescatori di Huanchaco (Trujillo)

DSC04941 DSC04951

DSC04956

Hotel – antica casa coloniale a Trujillo

DSC04958

Proprio qui Luisa, compagna e guida, vuole che io conosca il prima e il dopo della sua patria. Prima della barbara invasione spagnola. Prima degli stessi Inca. Dove tutto o quasi ebbe origine. Andiamo a vedere, con i nostri occhi, cosa sta cambiando e come si sviluppa questo cambiamento. Prendo spunto dalla ricerca che Luisa conduce sul campo e mi faccio suggerire una parola da porre a tema di tutto il viaggio. Il MÉTISSAGE di Édouard Glissant, filosofo ed etnografo di Martinica (isola delle Antille francesi) che a lungo ha espresso il concetto di identità multipla (identità rizoma). Faccio mia questa nozione e, parafrasando, assegno al nostro cammino il motto:

È il risultato delle influenze che compone la radice stessa.

Ben detto Édouard. Immagino un cartello come questo nelle nostre scuole italiane e penso che bisognerebbe ricordare questa frase. Così, magari dopo una preghiera nell’ora di religione.

Ma torniamo a noi.

Arrivati a Trujillo dobbiamo lasciare i nostri partner di viaggio Mañuco e Manolo. Loro si dirigeranno per lavoro in un altro paesino nelle vicinanze.

Alloggiamo da “mami Hilda”. No, non è un ostello. È la graziosa casetta della nonna materna di Luisa. Una dolcissima e monumentale signora madre di 6 figli: 5 donne e un maschio; 15 nipoti e 4 pronipoti. È in questo “macro” cosmo matriarcale che passerò i miei giorni di visita nei luoghi preincaici. Accudito da un’incredibile schiera di donne sempre indaffarate in faccende di casa. Grazie a loro, proverò tutto lo scibile culinario delle terre norteñe; più una full-immersion di racconti, aneddoti, storie dal passato e gossip di ogni tipo.

Mami Hilda

Mami Hilda

P1060971

P1060953

Ana – tuttofare della casa, nata e cresciuta nella selva amazzonica

P1060951

P1060954

Tia Jardelina

Più alle radici di così c’è solo l’antica cittadella di Chan Chan.

Ed è proprio lì che mi dirigo. Chan Chan, a 6 km in direzione nord da Trujillo lungo il litorale desertico. Antica capitale del regno Chimu, fu costruita utilizzando esclusivamente mattoni in adobe composti con argilla mischiata a sassi, pezzi di conchiglie e succo di cactus elevati in modo tale da risultare flessibili in caso di movimenti sismici. La città preincaica è formata da nove cittadelle reali racchiuse all’interno di possenti mura alte mediamente 10 metri.  Il passaggio tra i vari luoghi – situati a differenti altezze – era assicurato mediante rampe inclinate. I Chimu non utilizzavano le scale. All’interno della cittadella si trova un’enorme cisterna a cielo aperto per la raccolta dell’acqua, elemento vitale ed indispensabile per questo popolo insediatosi in una pianura arida. I caratteristici vicoli che si snodano tra un quartiere e l’altro, presentano delle pareti lavorate con linee orizzontali che rappresenterebbero le onde e le maree dell’oceano. Altre figure di pesci che si rincorrono simboleggiano il flusso migratorio lungo la fredda corrente di Humboldt. I Chimu: popolo di grandi pescatori, conoscitori del mare e delle sue correnti.

P1060992

P1070003

macro di un ‘adobe’

P1060999

P1070008

P1070010 P1070015 P1070016 P1070021

P1070022 P1070029

P1070027 P1070040

P1070011

P1070035

Pochi giorni dopo, lasciamo la dolcissima mami Hilda e da Trujillo ci dirigiamo verso la nostra ultima tappa densa di escursioni. Cajamarca, città della sierra. Capoluogo dell’omonimo dipartimento, conta circa 160.000 abitanti ed è adagiata in una piacevole zona di campagna a 2.700 metri di quota. La cittadina ha il tipico aspetto delle località andine di fondazione coloniale.

P1070055 P1070056

Prendiamo un autobus notturno che, grazie ad un viaggio terrificante per alcune strade ancora in costruzione, ci porta nella città delle ande. Mi accorgo presto che gli autobus in Perù sono uno tra i principali mezzi di trasporto. Il paese, non possedendo una vera e propria rete ferroviaria, sta sviluppando anno dopo anno la propria ramificazione stradale. Le compagnie private di trasporto turistico, dato il dilatamento temporale per il raggiungimento di zone tuttora impervie, hanno attrezzato i loro autobus a vere e proprie camere da letto con tanto di film e cena serviti a bordo. Il tutto non per deboli di stomaco. Il viaggio ti riduce alla consistenza di un frappé lasciato un po’ troppo nel frullatore.

P1070075 P1070072 P1070048

Arriviamo a Cajamarca ed è ancora buio. Sono le 5 del mattino. Il tempo di lasciare le valigie in un piccolo e grazioso hotel ricavato da una casa coloniale (come spesso si usa da queste parti) e dirigerci verso i Baños del Inca per rilassarci e tornare alla consistenza di un essere umano. I Bagni dell’Inca, consistono in un centro di acque termo medicinali, collocate in un sito poco fuori dal centro storico, nelle quali l’Inca era solito recarsi dopo dei lunghi viaggi. Con Luisa cerchiamo di sfruttare tutto il giorno. Prendiamo la prima guida popolana disponibile, per pochi soles, ad accompagnarci nei segreti e nella storia della città. A Cajamarca, il 16 novembre 1532, gli uomini di Francisco Pizarro incontrarono l’imperatore Atahualpa che reggeva l’Impero Inca come monarca assoluto, venerato come un dio. La piccola armata di avventurieri spagnoli catturò in breve tempo il reggente inca. La leggenda narra che l’esercito dei conquistadores, durante l’accerchiamento di Atahualpa, provò a farlo convertire alla religione cristiana donandogli una bibbia. L’indiano, raccolto il dono del sacerdote-soldato, annusò e portò all’orecchio il libro sacro. Successivamente lo avvicinò al cuore e lo buttò come un inutile oggetto, giustificando il suo gesto con un: “non sento niente”. Fu allora che Atahualpa venne catturato e condannato a morte.

Guardo la guida inebetito dalla passione e dal fascino che mi provoca il suo racconto. Lui descrive tutto ciò come fosse accaduto pochi giorni prima del nostro arrivo ed io mi sento, per qualche istante, un incazzato abitante cajamarquino. Per pagare il suo riscatto ed essere lasciato in pace, il re Inca, promise una stanza piena d’oro e altre due d’argento indicandone la quantità con una mano alzata. Cercò la riconciliazione, organizzando un banchetto imperiale e dimostrando agli invasori la sua magnificenza acclamata dai sudditi. Cercò di spaventarli così… Gli spagnoli accettarono l’oro.

P1070100

Raffigurazione dal ‘cuarto del rescate’

Il 26 luglio del 1533, Atahualpa fu giustiziato in pubblica piazza con l’accusa di idolatria, fratricidio e poligamia. Da questo momento comincia la conquista degli europei e la città di Cajamarca diventa la roccaforte dell’esercito spagnolo. Da qui partirono, irradiandosi in tutto il Perù, le spedizioni di conquista che allargarono il dominio del re di Spagna Carlo I.

P1070107 P1070106 P1070099 P1070077 

P1070084

COMPLEJO BELÉN – Hospital de Varones, pinacoteca dedicata al pittore cajamarquino Andrés Zeval e linea del ‘cuarto del rescate’

Dopo aver ascoltato e visto tutto ciò, mi prende la mano. Propongo a Luisa di andare a mangiare al mercato cittadino e provare qualche delizia andina. Lei non batte ciglio e mi domanda: “ne sei proprio sicuro?”. L’impatto con queste strade ed edifici allestiti a mercato, è molto forte. Sembra di entrare in luoghi dal sapore allegro e tetro allo stesso tempo. Rituali magici, odori e antiche usanze si mescolano in un unico pentolone. Tutto il pueblo sembra prendersi una pausa e per poche monete li vedi sedersi lì, attorno ai fornelli bollenti. Per un attimo mi sento come in quella scena de “la città incantata” del mio adorato regista Hayao Miyazaki.

P1070049    

P1070113 P1070114

P1070117 P1070120

P1070124 P1070136

L’ultimo giorno di viaggio tra le ande del nord, decidiamo di visitare un simpatico villaggio/cooperativa nella località di Porcón a 30km – tutti in salita – da Cajamarca. Il popolo di questa valle, vive lontano dalle follie metropolitane coltivando e lavorando i prodotti che provengono dalla pachamama – che in lingua quechua significa madre terra -.

P1070142

La loro storia è da esempio per tutte le altre cooperative sul territorio peruviano e più in generale del mondo. Infatti, ci fu un tempo in cui i contadini e manovali del Perù si riappropriarono dei terreni che fino ad allora coltivavano per ricchi padroni e aristocratici. Con il governo militare di Juan Velasco Alvarado, scaturito dopo un golpe di stato nel 1969, viene immediatamente attuata la riforma agraria e il suo grido di battaglia fu: “la terra è di chi la lavora”. I padroni delle terre che fino ad allora avevano abusato della manodopera a costi bassissimi, furono cacciati dalle proprietà. Si formarono le prime cooperative agricole con l’obiettivo di ridistribuire i beni più equamente sul territorio. Gran parte di queste associazioni di lavoratori fallirono per la cattiva gestione di alcuni popoli mai fino ad allora abituati ad amministrare denaro e beni. Una tra le sopravvissute fu proprio Porcón. Gli abitanti di questo villaggio decisero di vedere più in là del proprio naso e del guadagno facile. Infatti, una delegazione di agronomi provenienti dal Belgio, attuò negli anni una ricerca profonda sul campo cercando una soluzione ai circa 6 ettari di terreno. La valle andina si trasformò presto in un angolo di alpi europee. Si decise di piantare pini. Una scelta rara da queste parti, tanto che tutti i villaggi limitrofi deridevano sfiduciati questa mossa imprevedibile. Il risultato a lungo termine fu eccellente. A Porcón la gente vive in pace, alcuni li vedi lavorare la terra scalzi e altri lavorare il legno richiesto in molte parti dell’America Latina. Il pino, dopo 20 anni, ha dato i suoi frutti e oltre a proteggere queste valli, fornisce ottima legna ma soprattutto un alimento che nessuno fino ad allora aveva considerato: i funghi. Oggi questa cooperativa, guadagna molto dalla vendita di questi prodotti e grazie ai suoi allevamenti di bovini a quota 3000 metri, produce un ottimo latte che converte in formaggi e gustosi yogurt.

P1070147 P1070167

Un esempio di puro métissage, della terra e della cultura. Sono felice di aver conosciuto questo pueblito e considero l’avventura a nord conclusa con questa testimonianza. Tra me e me faccio la promessa di ritornare da queste parti, provare a fermarmi qualche giorno con loro nel villaggio e magari apprendere qualcosa dalla loro perseveranza e dal loro bellissimo rapporto con la natura.

P1070156 P1070154 P1070153 P1070152 P1070151 P1070150 P1070146 P1070144 P1070187 P1070181 P1070175 P1070163

Torniamo a Lima, stanchi e contenti. Ci attende un viaggio di 700 km nei famosi autobus. Faccio dei sogni bellissimi nel ritorno e mi sento soddisfatto di questa ricerca. In mente, durante tutto il cammino, la frase: “è il risultato delle influenze che compone la radice stessa”.

Ancora una volta, ben detto Édouard!

Proverò a documentarmi ancora e scrivere dal Perù. Vediamo insieme cosa succede.
“LA FINESTRA ANDINA…” è il titolo di questo diario.  Per chi volesse affacciarsi, prendete nota. L’indirizzo è sempre quello. 



Fotografie_Riccardo Specchia

Foto cattedrale Trujillo_dal sito:www.peru.travel
 
Annunci

9 comments on “Verso nord… Le radici dell’Impero

  1. Angela Giampetruzzi ha detto:

    Come al solito bellissimo reportage dal Perù! Grazie Riccardo di condividere e farci vivere questi posti meravigliosi, così ben fotografati e descritti, tali da farci venire la voglia di visitarli! A presto per una nuova avventura!

    "Mi piace"

  2. Carlo Sorrentino ha detto:

    Mami Hilda decisamente il numero uno della storia, poi tu che ti immedesimi in “un incazzato abitante cajamarquino” ecco quello poi mi ha fatto sganasciare davvero! 🙂
    Mooooolto ben scritto l’articolo, piacevole da leggere, grande Ricky!
    Vedo che il tuo desiderio di approfondire questi luoghi, inesplorati da noi comuni mortali, ti ha portato ad osservare aspetti che per la fretta di fare spesso vengono tralasciati, è unico davvero cogliere i volti delle persone e le loro storie, per una volta ascoltando invece di essere ascoltati, per imparare da zero tutto quello che la globalizzazione ha violentemente lanciato talmente lontano da farci credere di essere sulla strada giusta. Invece, ecco le radici degli abitanti la terra (identità rizoma), fatte di maniere semplici, volti scavati, costumi spettacolari, luoghi incantati dove è rimasta ancora la “mano buona” dell’umanità.

    "Mi piace"

    1. Riccardo Specchia ha detto:

      Che dire. Grazie Carlo!!! Anche i tuoi commenti sono eccellenti e mi danno sempre nuove motivazioni per scrivere e approfondire ancora.
      Il blog piace molto anche qui in Perù e in tanti mi stanno chiedendo di iniziare a scrivere in lingua spagnola. Il tempo è sempre poco, dato che adesso ho iniziato a lavorare e il traffico della “Città Beta” … Ormai lo sai, non perdona! Al prossimo aggiornamento, il diario di bordo è ancora alle prime pagine. Un abbraccio.

      "Mi piace"

  3. Carlo Sorrentino ha detto:

    …dimenticavo, foto davvero fatte con gran gusto e con una gran reflex! 😉

    "Mi piace"

Rispondi
Your email address will not be published. Required fields are marked *

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: