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Riccardo Specchia

Cantagallo: un’isola amazzonica nel centro di Lima

VERSIÓN EN ESPAÑOL

Chi sogna può muovere le montagne

B. S. Fitzgerald (dal film Fitzcarraldo, di Werner Herzog)

Vi racconto la storia di un popolo, di un’antica società tribale. Una storia di umanità ed energia visionaria, quella degli Shipibo-Conibo.

foto di_Paulo Afonso

Da tempo, insieme a mille cose da fare nella ciudad loca, grazie ad alcuni ex studenti dell’università Católica di Lima, ho avuto l’onore di conoscere questa comunità amazzonica a cui la società ha giocato un brutto scherzo.

Cantagallo, isolotto nel centro del fiume cittadino Rimac, di fronte a “la Huerta Perdida“, barrio conosciuto a Lima per l’altissimo grado di criminalità e delinquenza riconoscibile “a vista” in questa zona della metropoli. Qui, da più di 10 anni, una coloratissima comunità – quella degli Shipibo-Conibo – ha trovato rifugio. Qui dove, purtroppo, permangono alcune delle più estreme situazioni di povertà.

Arrivarono a Lima provenienti dalla selva in cerca di una migliore qualità di vita. Hanno costruito le loro case sul pericoloso ed inquinato fiume che attraversa il centro della città, il Rimac appunto. Questi nativi Shipibo vivono una condizione sociale che non appartiene per niente al loro hábitat rurale originario. Un terrapieno nel centro del rio, ammassato provvisoriamente lì, dove l’attuale e speculare terremoto edilizio, continua a trasformare la fisionomia della capitale peruviana, la sua cultura, la sua società.

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foto di_Riccardo Specchia

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foto di_Riccardo Specchia

Storia e cultura

Gli Shipibo Conibo sono uno dei gruppi indigeni del Perù orientale che appartiene alla famiglia linguistica Pano. Questi vivono ai margini delle zone fluviali dell’amazzonia in un vasto territorio che comprende il fiume Ucayali e i suoi affluenti Pisqui, Calleria, Aguaytia e le coste dei laghi Tamaya e Yarina. La popolazione è di circa 25.000 persone censite e distribuite su 108 villaggi e comunità indigene.

Gli abitanti nativi della regione peruviana in amazzonia (circa 250.000) vivono, nell’attualità, in gradi diversi di non-contatto, interrelazione e assimilazione della cultura occidentale. Ci sono, probabilmente, settantadue gruppi etnici diversi: il più grande è quello degli Shipibo-Conibo, di circa 12.000 abitanti, insediato nelle valli del fiume Ucayali.

Lo scarso contatto con i nativi, la difficile comunicazione e la poca quantità di testi scritti, rendono le storie sugli Shipibo Conibo – così come quelle di altri gruppi nativi -, frammentarie e spesso prive di fiducia. Stando alla tradizione orale di questo gruppo; a racconti di missionari, di soldati, avventurieri e viaggiatori, riusciamo a ricavare alcune informazioni sulla loro storia.

Durante la prima parte del XVII sec. abbiamo notizie sui primi spostamenti da parte degli Shipibo. I Campa costrinsero i Cashibo a spostarsi verso l’Alto Aguaytía, territorio degli Shipibo che a loro volta, si stabilirono nei pressi del fiume Ucayali portando i Conibo con sé.

Verso la metà dello stesso secolo, con l’arrivo dei missionari e soldati europei, avvenne il primo incontro tra gli Shipibo e l’uomo bianco. Le forti tensioni prodotte da questi contatti si sarebbero aggravate col tempo: nel 1657 i missionari furono uccisi dagli Shipibo e nel 1660 questi ultimi si allearono con i Cocama in un altro attacco contro le missioni cattoliche sul fiume Huallaga.

Analoghi furono i contatti dell’uomo occidentale con i Conibo avvenuti dopo la seconda metà del ‘600 con francescani e gesuiti. Forti ribellioni da parte di questo ceppo tribale, verso il dominio religioso e militare, diedero luogo al massacro degli spagnoli nell’anno 1695. Il secondo grande massacro invece avvenne nel 1698. La selva amazzonica fu storicamente la più difficile da sottomettere da parte degli invasori europei. In questo periodo, i Conibo si allearono con gli Shipibo e gli Shetebo (piccolo gruppo, di analoga lingua e costumi, poi assorbito dagli Shipibo), per respingere la forza punitiva spagnola diretta verso di loro.

Dopo questi avvenimenti, l’attività missionaria cessò per trent’anni in questa zona così ostile. Si aspetterà la fine della prima metà del ‘700 per la comparsa di nuove missioni. Dalla fine del ‘700 in poi, l’attività missionaria è poi continuata fino ai giorni nostri.

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Mappa dei gruppi amazzonici di lingue Pano

Kené: arte, scienza e tradizione

Secondo il pensiero Shipibo Conibo, “qualcuno, o qualcosa, è bello quando possiede kené”; in altre parole, quando il suo corpo viene ricoperto da disegni composti da una filigrana di grafici geometrici in cui, tracce lineari e curve, si uniscono per formare reti di luce che avvolgono la persona formando una pelle nuova, fatta di circuiti di energia policroma.

Il disegno kené consiste, infatti, in un sistema di disegni geometrici realizzato dalle popolazioni di lingua Pano e, in modo particolare, dagli Shipibo-Conibo, riflettendo la visione cosmica di questi ultimi. L’origine è molto antica e, anche se non si conosce con precisione, proviene dalle prime popolazioni delle valli del Ucayali, nella fitta selva amazzonica del fronte peruviano.

Esistono diverse versioni sul significato dei disegni kené: secondo alcuni, questi consistono in vie o sentieri, con alcuni disegni che rappresentano la Via Lattea o, in altre parole, il cosmos; per altri, questi grafici sono raffigurazioni geografiche di fiumi e sentieri delle comunità; per altri ancora, rappresentano la fauna, i gusci delle tartarughe, le squame dei serpenti. La teoria che accomuna tutte queste versioni consiste nella visione di tutti questi disegni come reti di energia che rappresentano il nostro mondo: flora, fauna e il sistema nervoso del corpo umano.

Il kené è il prodotto delle visioni guaritrici degli Shipibo-Conibo che ingerendo piante rao (piante con potere, o piante madre come l’ayahuasca o la chakruna) si aprono a visioni collegate ai sentieri di energia. Si potrebbe pensare al kené come un metalinguaggio della famiglia linguistica degli Shipibo-Conibo, con messaggi che non possono essere letti, ma cantati: gli Shipibo-Conibo possono “sentire” una canzone, o cantarla, immaginando i disegni e plasmando gli stessi attraverso l’ascolto della musica.

L’arte del kené appartiene alle donne che sono le sole ad avere la capacità di plasmare la loro visione sulle superfici per poi seguire i disegni con le dita e cantare ciò che viene rappresentato in questi sentieri. Gli sciamani di questa spettacolare comunità affermano che senza le donne per fare kené, gli uomini non avrebbero nessun adorno materiale e il loro mondo non somiglierebbe a quello degli “dei”. Tuttavia, anche se tradizionalmente gli uomini non hanno coltivato l’abilità di materializzare i disegni, anch’essi hanno delle visioni che esternano attraverso il canto, trasmettendo sensazioni guaritrici legate a processi terapeutici sciamanici (specialità tipicamente maschile). Attraverso il canto, lo sciamano, comunica con l’energia dell’anaconda primordiale e degli altri spiriti padroni delle piante. Questa voce immateriale traccia disegni che avvolgono il malato con l’energia della flora selvatica facendolo guarire. I canti, così come i disegni, sono unici e vengono improvvisati al momento dell’esecuzione.

Per gli Shipibo Conibo, i disegni di tutto ciò che esiste si originano nelle macchie della pelle dell’anaconda primordiale; per questa ragione, per vedere e fare disegni, è necessario consumare le piante che manifestano il potere dell’anaconda: specialmente piante rao come il “piri-piri” e l’ayahuasca. Gli sciamani trattano gli occhi delle donne Shipibo con gocce di piri-piri, una pianta Cyparacea, utilizzata per aumentare la vista e ricevere le visioni che poi verranno riprodotte in disegni su diverse superfici: dipinti, ricami e stoffe. Nel caso degli uomini, le gocce di questa pianta servono a migliorare la loro visione facendoli diventare ottimi cacciatori e pescatori.

L’importanza del kené non si limita a un’idea estetica: la nozione di questa parola è importante anche dal punto di vista concettuale perché riesce a collegare tematiche come l’estetica e la medicina, il materiale e l’immateriale, il femminile e il maschile, racchiudendo in una sola parola, il significato di un insieme di tradizioni culturali di questa popolazione.

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Due modi di rappresentare il kené: sul tessuto e sulla pelle (foto_ http://shipibosconibos5toc.blogspot.com/)

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Una terra “promessa”.  L’attualità

Un fiume contaminato e circondato da miseria è solo una brutta imitazione della zona di provenienza di questa gente. L’ottimismo, però, è ciò che più li contraddistingue. Il posto scelto, per un adattamento nella vita sociale e lavorativa della gigantesca città di Lima, era e resta uno dei più pericolosi dell’intera città. Spazzatura e rifiuti edili, fogne e versamenti dove bambini di tutte le età provano a ricavarsi uno spazio di gioco. La realtà ti colpisce dritto in testa quando osservi l’impegno della comunità amazzonica nel rendere questo isolotto metropolitano, un posto migliore. Un’inversione di tendenza dove, grazie ad alcune ONG e giovani architetti limeñi impegnati in questa causa, si sono potute costruire scuole e centri d’apprendimento. L’educazione e l’informazione hanno emancipato questa comunità, allontanandola dal pericolo della delinquenza che troppo spesso contagia, per disperazione e necessità, i nuovi popoli che alimentano il “gigante sperduto”, la capitale: Lima.

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foto di_Paulo Afonso

Allontanato il narcotraffico con la cultura e contrastata la violenza grazie all’amore per le proprie radici, gli Shipibo hanno creato delle scuole bilingue che aiutano gli anziani ad integrarsi con la lingua spagnola e i più piccoli a non dimenticare la loro provenienza, le loro radici. Mentre i ragazzi apprendono, la donna – componente fondamentale di questo popolo matriarcale – resta nei giacigli per dare vita a quello che per questa comunità risulta essere un vero rituale: l’artigianato e il disegno tessile, il kené.

La distruzione dei reperti storici di questa comunità, dovuta alle sfavorevoli condizioni climatiche e alla carenza di documenti scritti, rendono difficile la ricostruzione della cultura Shipibo Conibo prima del contatto con gli Europei. La loro economia è da sempre orientata verso la pesca e l’agricoltura, anche se nell’attualità, a queste due, si sono aggiunte attività come quella dell’artigianato per i turisti (che perdura grazie alla manodopera femminile) e forza lavoro per industrie e miniere che ha scatenato il massiccio spostamento migratorio verso la costa, luogo in cui risiedono le città più affollate.

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foto di_Riccardo Specchia

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foto di_Paulo Afonso

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foto di_Riccardo Specchia

Riesco ad incontrare il capo, lo sciamano, il referente della comunità di Cantagallo: lo shipibo Juan Agustin Fernandez (Secretario de Organización y Defensa de Los Shipibos de Lima Metropolitana · Lima). Resto incantato dai suoi occhi appassionati e dal suo abito finemente disegnato dalle “mamás” della comunità – come lui stesso le chiama -. Un vero e proprio megafono per questa grande cultura amazzonica, costretta ad un piccolo rimedio di adattamento che, purtroppo, ci mostra la crudelissima vittoria dell’uomo sulla natura.

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foto di_Riccardo Specchia

Chi è Juan Agustin Fernandez per questa comunità? Raccontami la tua storia e quella del popolo a cui appartieni.

Juan Agustin Fernandez è il figlio degli Shipibo di San Francisco Yarinacocha, nato nella giungla e cresciuto a Lima. Mi hanno portato qui all’età di 11 anni per lavorare in una famiglia benestante della capitale nel 1981, ma alla fine mi sono reso conto che stavo nuotando fuori dalla mia cultura e mi sentivo isolato. Così mi sono unito al gruppo di giovani Shipibo, qui a Lima, costretti a vivere nelle peggiori condizioni umane. Abbiamo deciso di fondare l’associazione degli studenti Shipibo che risiedono nella capitale nel 1984. All’inizio eravamo 34 giovani uomini e donne Shipibo. Poi sono tornato nella mia terra, Pucallpa, con la frustrazione di non essere stato in grado di frequentare l’università per motivi economici. Sono diventato un insegnante bilingue e ho lavorato nella mia comunità amazzonica con i bambini delle scuole elementari. A quel tempo, ero un leader attivo protestante cristiano e anche cordinatore dei giovani che lottavano per la rivalutazione culturale attraverso la danza, il teatro, la musica, la pittura e le lingue. Sono stato un dirigente della federazione indigena FECONAU a Ucayali. Sono poi diventato direttore del governo regionale di Ucayali e Cantagallo attualmente una comunità Shipibo formata nell’area metropolitana di Lima, una delle prime, se non la prima in America Latina.

Cantagallo si è creata attraverso tre fasi migratorie nella capitale: la prima negli anni ’80, dovuta alla necessità di conseguire l’istruzione superiore da parte dei giovani di questa comunità; l’altra fase è legata al tema del terrorismo negli anni ’90, quando in Amazzonia uomini e donne venivano arruolati dai ribelli terroristi – MRTA Movimiento Revolucionario Tupac Amaru e Sendero Luminoso – contro la loro volontà. Infine nel 2000 per questioni di lavoro: in Perù, gli imprenditori agricoli hanno sempre bisogno di manodopera e trovano negli indigeni più versatilità e buone conoscenze legate all’agricoltura. Gli imprenditori hanno portato gli Shipibo verso la costa, verso la metropoli, con la promessa di una vita migliore, di migliori retribuzioni e assicurazioni sulla vita. Cantagallo si stabilì nel 2001 sul Rimac, perché le case di Barrios Altos – il vicino distretto di Lima –  erano in sovraffollamento e gli Shipibo si erano man mano riversati per circa 500 metri arrivando a comprendere quasi 4 isolati nella zona. Questa terra, di proprietà dello Stato, era abbandonata, per questo la mia comunità si è insediata qui da quel momento in poi.

Cosa si aspetta dalla capitale, da Lima, la tribù Shipibo Conibo? Da quanto tempo portate avanti questa lotta per l’integrazione sociale?

In primo luogo, gli indigeni Shipibo-Konibo sono un popolo di lavoratori millenario che mantiene una vita dignitosa. Grazie a Madre Natura viviamo insieme nel rispetto reciproco e nel mutuo sostegno. Esistiamo fin dai tempi degli Inca e non siamo mai stati schiavi di questo impero. I nostri antenati erano gli alleati degli Inca. La gente Shipibo si caratterizza per essere gente allegra e laboriosa. Anche in epoca di domino spagnolo, non siamo stati sottomessi come schiavi, questo perché da sempre gli Shipibo si considerano un popolo guerriero che contrastò con la forza ogni forma di sottomissione. nella modernità lo Stato peruviano non si era mai interessato alle popolazioni indigene, tutti ci consideravano come animali esotici della foresta, utili solo per esibirci davanti ai turisti. Qui a Lima non siamo mendicanti. Gli uomini, così come le donne anziane, praticano artigianato, medicina tradizionale e cucina. Da poco sorgono le prime attività di giovani imprenditori impegnati nell’artigianato tessile. Molti giovani stanno studiando con i propri risparmi e con le borse di studio che il governo offre grazie al programma ‘Beca 18’ con il quale il governo peruviano finalmente si è ricordato dei giovani indigeni. A Cantagallo è nata una scuola shipiba dove alcuni maestri nativi insegnano ai più piccoli la propria lingua d’origine. La Comunità di Cantagallo pretende, in futuro, di essere un circuito turistico integrato della Lima Metropolitana che consiste nel: centro storico, collina di San Cristobal e comunità Shipibo appunto. Un circuito unico che rende Lima una città multiculturale e inclusiva. Una città mista, composta da culture costiere, andine e indigene.

Cosa offre la comunità oggi e quali sono i contatti con la vostra terra d’origine? Riuscite ancora a portare avanti le tradizioni, i costumi e la cultura Shipibo Conibo in un habitat così ostile e contro la vostra natura?

Beh, vivere in comunità significa vivere in comune-unità. Il nostro motto è la solidarietà, la reciprocità e la giustizia. C’è molta cooperazione tra di noi, un favore reso, sempre torna indietro. La giustizia deve garantire a tutti l’ordine e il buon funzionamento del paese. Vivere in pace tra tutti i membri senza mai perdere il rispetto. Se accade qualcosa viene applicata giustizia comune. Gli Shipibo praticano uno stile di vita completo, quello che nella comunità andina chiamano il “sumak kawsay”, che tradotto in lingua quechua significa: il buon vivere. A Cantagallo continuiamo a praticare la nostra identità culturale attraverso vari eventi culturali: in primo luogo parlare tutto il giorno Shipibo se non si hanno visitatori di lingua spagnola; usiamo ancora i nostri vestiti, in particolare le nostre donne anziane. Il sabato e la domenica prepariamo cibi tipici che hanno conquistato, poco a poco, il palato degli abitanti di Lima. L’arte Shipibo è molto diffusa grazie alle sfilate di moda etnica. Infine abbiamo mostre permanenti nella comunità e in futuro speriamo di andare all’estero per comunicare e diffondere la cultura Shipibo-Konibo in tutto il mondo, approfittando, chissà, dell’opportunità che l’Europa ci darà nei prossimi anni. Mi riferisco all’entrata turistica in UE senza bisogno di visto. E ‘una grande opportunità per far conoscere la cultura Shipibo in tutto il vecchio continente, l’auspicio è quello di entrare in contatto con eventuali associazioni “pro-indigene” che vorranno ascoltare la nostra storia.

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Juan Agustin Fernandez

Uno dei progetti più interessanti e vicini a questa comunità, proviene da Javier Lazarte, un giovane architetto della città di Lima che ha presentato, pochi mesi fa – in occasione della “semana amazónica”, workshop tenutosi nella facoltà di sociología dell’Università PUCP della capitale – , il suo lavoro rivolto alla comunità di Cantagallo.

Raccontaci questo progetto.

Il progetto prova ad essere una risposta interculturale per questa comunità. Vengono proposti appartamenti-edificio, nel primo e secondo piano, e duplex nel terzo e quarto. Queste case hanno un’organizzazione flessibile e con possibilità di crescita. Gli appartamenti vengono organizzati tra di loro partendo dai terrazzi che compiono la funzione di spazio sociale semi pubblico. Questi terrazzi fungono da spazio intermedio tra le case e le piazze. Infine la strada fa da colonna vertebrale, connettendo tutte queste piccole piazze e la vita in comunità. In questo modo si prova a reinterpretare le strade, i terrazzi e gli alloggi flessibili tipici della vita nella selva.

Perché ti ha interessato Cantagallo e la cultura Shipibo Conibo?

Arrivai a Cantagallo per puro caso. Un amico mi aveva parlato di questa comunità a Lima e mi interessò. All’inizio non pensavo di fare la mia ricerca di tesi proprio lì, ero solo curioso. Successivamente, conoscendoli meglio, la loro storia mi ha catturato. Resto sempre affascinato nel conoscere culture diverse dalla mia.

Il progetto è stato accolto dalle istituzioni? Si può parlare di una speranza d’adattamento per questo popolo della selva?

Sì, le tre associazioni che compongono la comunità hanno avuto l’opportunità di vedere e studiare il mio progetto. Tutti loro lo trovano interessante e lo accettano. In futuro, potrebbero essere inclusi alcuni suggerimenti. Non credo che si debba parlare di una “speranza di adattamento”; sono già adattati a Lima. Sono una comunità urbana che sta vivendo un processo di interculturalità di seconda generazione dei suoi abitanti. Vivono a Lima da oltre vent’anni e da dieci a Cantagallo, quindi l’adattamento è già in atto. Il processo che stiamo osservando va verso la creazione di una cultura di comunità “Shipibo-urbana”.

Qual è la situazione attuale e quando potrebbero iniziare i lavori?

La situazione attuale prevede che il Comune di Lima operi l’acquisto del terreno interessato o ne dichiari il cambio di finalità d’uso. In entrambi i casi, per l’inizio di questo progetto non c’è una data precisa, la costruzione è stata assegnata all’architetto Ortiz de Zevallos che in primo luogo dovrà definire la posizione esatta della terra. Questa fase è ancora in corso.

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progetto_ zona di Cantagallo (Lima) di Javier Lazarte

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progetto_ zona di Cantagallo (Lima) di Javier Lazarte

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progetto_ zona di Cantagallo (Lima) di Javier Lazarte

Lascio l’ultima parola a chi mi ha guidato, a colui che mi ha dato la possibilità di iniziare questa aventura che intendo continuare a raccontare. Un viaggio incredibile nella cultura di un popolo indigeno.

Arturo Fernando Gutiérrez Rojas, architetto e direttore della rivista di architettura “Creatura”, ideatore di questo mio interesante “tour sociale”.

Da quanto ti interessa questa vicenda? Cosa vedi nel futuro di questa comunità? Quanto è importante, per una città come Lima, l’integrazione e la costruzione di nuovi ponti sociali rivolti alle minoranze?

Io non avevo mai viaggiato in Amazzonia fino a che, nell’ultimo anno della mia carriera universitaria in architettura, cominciai la tesi. È stata una grande sorpresa, quando i professori del mio corso mi inviarono a Pucallpa. Rimasi affascinato. Mi è piaciuto molto scoprire un ambiente completamente diverso da quello che già conoscevo, come la costa o le Ande. L’Amazzonia, una realtà molto diversa e fragile.

Il mio interesse per l’Amazzonia e la sua popolazione continuò, ed è grazie a Javier Lazarte che ho avuto l’opportunità di conoscere Cantagallo e la comunità Shipiba. Da allora, mi sono unito al gruppo GIAPUCP (Gruppo Interdisciplinare Amazzonia della Pontificia Università Cattolica del Perù) per lavorare con loro.

Sento che questo è l’esempio mancante per riconoscere i diritti degli indigeni nelle capitali a livello mondiale. Il loro diritto di emigrare per ricercare un futuro migliore, vivere in una capitale in comunità e non individualmente come di solito succede nelle società occidentali. Se tutto andrà bene nella costruzione del quartiere Shipibo, da parte del Comune Metropolitano di Lima, questo gruppo di nativi della selva diventerà un punto di riferimento a livello mondiale.

Il progresso di una società e di una città è legato allo sviluppo delle sue minoranze. Se si sviluppa un  solo settore, le disuguaglianze possono generare molti problemi di insicurezza e convivenza, impedendo che la città-società raggiunga il suo più alto livello. Per far sì che ciò accada è necessario che tutti crescano e migliorino insieme.

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foto di_Riccardo Specchia

Arturo ed io, ci diamo appuntamento nella selva amazzonica. Il prossimo racconto voglio riportarlo dal vero punto d’origine e nascita degli Shipibo Conibo. Intendo mescolarmi e ricercare la loro straordinaria forza, ripercorrere i sentieri di energia e, chissà, farmi guidare da uno sciamano nella riconciliazione con la natura.

serpents ayahuasca (shipibo patterns) from TAS on Vimeo.

Proverò a documentarmi ancora e scrivere dal Perù. Vediamo insieme cosa succede. “LA FINESTRA ANDINA…” è il titolo di questo diario.  Per chi volesse affacciarsi, prendete nota. L’indirizzo è sempre quello.

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5 comments on “Cantagallo: un’isola amazzonica nel centro di Lima

  1. Paola Azurin ha detto:

    Riccardo adesso abbiamo avuto un’ incendio in questo isolotto. Le famiglie hanno perso tutto. Abbiamo bisogna di aiuta per le famiglie (vestimenti, cibi, luoghi per restare etc.).. NON HANNO NIENTE. Per favore persone che vogliono aiutare devono chiamare a questi tre numeri 941395667 / 993641887 / 984082670 a nome di OLGA OSNAYO direttrice del Progetto LIMAOCULTA (cercarlo sul Facebook) #FORZACANTAGALLO

    Piace a 1 persona

    1. Riccardo Specchia ha detto:

      Ciao Paola, diffondo come posso e in questi giorni mi attivo per dare una mano! SHIPIBO RESISTI!

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