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Riccardo Specchia
VERSIÓN EN ESPAÑOL

Uomini e dèi si incontrano nella dimensione del sogno […], ma gli uomini in genere non sanno riconoscere i segni che ne annunciano la presenza, hanno gli occhi chiusi e non colgono il multiforme gioco del divino. Per questo gli dèi donano loro piante sacre, perché apprendano, in sogno, a vedere.

Mario Polia (antropologo)

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Ritorno sul mio diario andino, dopo una lunga assenza dagli “schermi”. Ci torno dopo circa due mesi dal famoso viaggio ‘clandestino’ alla ricerca di un po’ di giorni in più, per conquistare il mio permesso di lavoro in terra straniera. Sono stati mesi pienissimi, impegnativi: tra uffici, consolati, notai, medici, interpol, traduttori e ministeri. Giorni che descriverò più dettagliatamente in un altro post, quando, finalmente, riceverò il combattutissimo Carné de Extranjería – se non altro per documentare e rendere più facile la strada a chi, come me, volesse un giorno intraprendere la via dell’espatrio continentale -. 

In una sola settimana la città di Lima è capace di offrirti, nel bene e nel male, tutto ciò che avresti potuto fare in anni di vita. Detto questo, figuriamoci cosa ti può accadere nei due mesi che mi hanno separato da questo diario. Diciamo che il lavoro, il grigio inverno limeño e la logistica in generale, hanno prevalso sul racconto e sui sogni di viaggio, per il momento solo rimandati fino all’imminente inizio dell’estate.

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Come accennavo, nella capitale peruviana, non resti certo a guardare gli eventi che scorrono. Sono stati questi: i mesi della firma al mio contratto nel Centro di Lingua e Cultura Italiana – lavoro che, di fatto, prolungherà la mia permanenza in Perù per un altro anno -; degli eterni spostamenti in autobus su stradoni perennemente saturi di luminosi stop frenanti e marmitte fumanti.

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Delle domeniche in avanscoperta di nuovi luoghi, di quartieri tanto folkloristici quanto pericolosissimi e monumenti metropolitani (per monumenti, datemi licenza di citare alcune delle bettole e dei paninari letteralmente tra i più buoni del mondo); ottobre, il ‘mes morado’; il mese del mio trentaduesimo anno di vita, festeggiato in grande stile alcolico, seguendo rigorosamente le “tipiche” usanze latinoamericane.

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i miei alunni mi fanno la festa!

Arrivati a novembre, si apre una nuova tappa nel mio lungo viaggio. Inizierò mostrandovi e descrivendo quello che fino ad ora ho visto e appreso dalle tradizioni urbane e dalla cultura di un popolo che, nonostante tutto, prova a difendere le proprie radici attratte dai “fumi” del capitalismo divampante, fuori controllo, in quello che qui viene definito il pensiero Lima-centrico.

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Riferimenti storici e tradizioni

Le feste, durante il periodo incaico, erano molto diffuse e se ne celebravano almeno tre al mese. Queste, erano collegate al tema religioso, ad eventi della vita quotidiana: quali la semina, il raccolto e la creazione di opere pubbliche. In tempi più recenti, la festa, commemora un avvenimento religioso cristiano ma è anche un importante momento di svago che fornisce ai partecipanti l’occasione per dimenticare i problemi del quotidiano, momenti nei quali, fabbriche di super alcolici e birrifici fanno affari d’oro. L’esaltazione e la suggestione ‘shakerata’ con abbondante alcol, rendono questi avvenimenti più simili alle feste pagane dell’era pre-coloniale, prima dell’evangelizzazione spagnola.

Ottobre, a Lima, è detto anche il “mes morado”, una delle feste più importanti di tutto il sudamerica: la festa del signore dei miracoli. La città si paralizza e si tinge di viola il colore che viene indossato anche dai fedeli in processione. Il Signore de los Milagros detto anche “Cristo Negro”, viene portato in processione per giorni. È un momento molto intenso di fede in cui, secondo alcuni detti antichi “il signore esce a dare uno sguardo alla città per vedere come sta e per benedirla”. Alle preghiere si mescolano i sapori e i profumi della cucina tradizionale peruviana – picarones, anticuchos, torrone Doña Pepa, un morbido dolce creato in onore del Cristo Negro da una signora mulatta che, si dice, recuperò il movimento delle braccia durante il percorso della processione – e la musica tipica accompagnata dalla chitarra e dal cajón. (Fonte: http://www.enjoyperu.com)

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‘picarones’ in centro a Lima

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torrone Doña Pepa

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la butifarra!!!

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il signor Amado_chitarrista del bar da ‘Juanito’ a Barranco

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la danza de las ‘tijeras’

Il mese di riti e delle tradizioni, a Lima, si chiude con la celebrazione della festa dei morti. Occasione per questa metropoli e per tutto il Perù, di ritrovo e danza attorno alla tomba del proprio defunto. Un modo, secondo millenarie credenze andine, di far sentire la propria presenza, di non lasciare solo il proprio caro.

Una delle scene che più mi ha colpito, è stata quella dell’offerta – sulla fredda e umida pietra dei cerros desertici – di svariati bicchieri di birra in un dialogo interiore con il proprio scomparso. L’immagine dei ragazzini che si affannano per pochi soles a ripulire e colorare, come più piace, i tumuli ingrigiti dal tempo. Si parla, si raccontano aneddoti, si danza e si canta per sorridere tutti insieme.

Tra una foto e una storia catturata, il mio pensiero è subito volato al mio caro amico scomparso troppo presto. A Roberto. Inutile raccontarvi che la suggestione e la voglia di condividere tutto ciò, anche con lui, mi ha poi sopraffatto.

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Pedrito

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Proverò a documentarmi ancora e scrivere dal Perù. Vediamo insieme cosa succede. “LA FINESTRA ANDINA…” è il titolo di questo diario.  Per chi volesse affacciarsi, prendete nota. L’indirizzo è sempre quello.

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6 comments on “Lima, le tradizioni e il culto di una città-stato

  1. Alessandro Palamara ha detto:

    E’ sempre un piacere leggerti Riccardo, questa volta l’ho fatto con in sottofondo il nuovo disco dei Pink Floyd. Musica e parole quasi si legano indissolubilmente. Un abbraccio amico, spero di rivederti presto!

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    1. Riccardo Specchia ha detto:

      Grazie Alex. Bell’esperimento leggere mentre si ascolta musica. Se poi è con i Pink Floyd…
      Ti abbraccio. Certo che ci rivedremo amigo!

      Mi piace

  2. Simone ha detto:

    Ciao Riccardo, grazie per questo bellissimo spaccato di vita andina. E’ la priva volta che leggo il tuo diario di bordo e sono davvero affascinato. Belle le foto, ed assolutamente fantastico che possa rimanere per un altro anno in Peru’.
    Grande!

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    1. Riccardo Specchia ha detto:

      Grazie Simone!
      I vostri apprezzamenti sono la mia forza per continuare a scrivere e curiosare. Vorrei avere più tempo per scrivere e curare questo mio esperimento narrativo. Alla prossima avventura allora…
      R.

      Mi piace

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