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Riccardo Specchia

Verso la “Selva Central” sulla via del caffè

Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell’uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso.
Erasmo da Rotterdam

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A poche centinaia di chilometri a est di Lima – per la precisione circa 400 Km equivalenti a 7 ore di viaggio nel cuore selvaggio del Perù -, sorpassato il valico di uno dei monti più alti della cordigliera andina (il Ticlio 4.818 metri di altezza), tra vallate, fiumi, cascate imponenti e praterie magiche, vi è Chanchamayo: punto di partenza della famosa ‘Ruta del Cafè’ nella cosiddetta Selva Alta.

Verde, profonda e umida questa “ruta” si aggroviglia e distende nella regione di Junín dove si concentra un terzo della produzione nazionale di quello che per i contadini locali, è il vero “oro nero”. Fonte di sostentamento entrato ormai appieno nel circuito di sostenibilità produttiva da molte generazioni.

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La Settimana Santa si avvicina e finalmente si può staccare un po’ la spina dal costante stress metropolitano che la capitale, Lima, ti procura. Non molti i giorni di libertà lavorativa, perciò decido di impegnarli in un’esperienza intensa e facilmente raggiungibile.

Si parte alle 22.00 dalla costa capitolina. Io e Luisa (ormai la conoscete già) troviamo fortunatamente un tour privato, abbastanza economico, con una guida di nome John che ci accompagnerà nei più segreti e avventurosi meandri della selva central. In seguito alla calda estate costiera (periodo dicembre-aprile) e alla parallela stagione piovosa che si verifica sul versante della selva e delle ande peruviane, ad accompagnarci per tutto il viaggio ci sarà la costante dose di adrenalina mista a panico per la presenza e formazione di “huaycos”, vere e proprie frane di pietre e fango sulla carretera central PE-22: l’indecifrabile stradone che come una lunga anaconda si estende fino all’estremo opposto del Perù.

Non si fanno tappe. Si va dritti come un treno per scongiurare ogni forma di problema. Peccato che il mini autobus che ci accompagnerà in questa avventura, emette degli strani rumori già a partire dalla famosa Avenida Javier Prado, strada urbana apparentemente comoda per qualsiasi forma di autoveicolo. Siamo troppo stanchi per la pesante giornata di lavoro affrontata prima di partire, perciò decidiamo di non preoccuparci ulteriormente e sprofondiamo nel sonno alternato solo da pesanti scariche di scossa sulla spina dorsale, procurate dalle inesistenti sospensioni del nostro vecchio mezzo di trasporto.

Il viaggio fila liscio senza alcun allarme frana. I due autisti, molto professionali, si alternano ad ogni sintomo di stanchezza che questa faticosissima via campestre, inevitabilmente, può causare. Sorpassiamo il temutissimo e già citato passo del Ticlio, svegliati nella notte dalla luminescenza delle cime innevate e ghiacciate. Qui si snoda una tra le più alte linee ferroviarie del mondo, quella che da zero metri costieri della capitale ti porta a 4.818 metri sul livello del mare per poi discendere ancora una volta fino alla cittadina di Huancayo situata a 3.259 metri e famosa per la coltivazione di buonissime patate, famosissime in tutto lo stato.

Fortunatamente, non avverto i tipici sintomi di stanchezza o nausea provocati dalla rarefazione dell’aria delle vette andine. Cominciamo a scendere ancora e prima di arrivare nella giungla selvaggia, ci decidiamo a fare colazione per riprendere le forze. Un ristorante della carrettera central ci accoglie. Siamo a Tarma ultima città prima di entrare nel profondo verde della selva. Non si può fare gli schizzinosi da queste parti, perciò si mangia quello che l’anfitriona ti propone. Prendere o lasciare. Così tra le varie scelte culinarie, tutte pesantissime per i gracili stomaci europei, punto su un piatto che in poche parole, ti rimette al mondo! Una zuppa di nome Patasca, risultato di un’ebollizione per ore di carne, legumi e mais bianco gigante delle ande. Buonissima.

P1090835P1090834La zuppa ci da una marcia in più, ci distende per affrontare con energia il valico della tanto attesa Selva Amazzonica. Qui, la vegetazione ha un brusco viraggio ad ogni gradazione di verde immaginabile dal cervello umano. Passiamo dalla gelida steppa andina all’umidissima coltre verdeggiante ricolma di corsi d’acqua. Proprio così: cascate, fiumi e torrenti ti guidano fino alla meta da raggiungere per riposare un po’. Arriviamo a La Merced nel distretto di Chanchamayo.

Prima di proseguire il nostro cammino per la tappa finale in quel di Oxapampa (cuore della selva central), ci concediamo una doccia e un rinfresco a base di frutta tipica di queste zone, variegata e saporitissima.

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John, la guida, ci sorprende subito con una proposta. <<Vi porto a vedere delle cascate – ci dice -. Andiamo al ‘Velo della Novia’>>. Uno strepitoso percorso che si conclude in alcune piscine naturali dove ci si può tuffare godendo della potenza e della bellezza che l’affascinante velo d’acqua, altissimo, ti offre. Uno dei tanti angoli di paradiso che il mondo ci dona. Uno spettacolo immenso.

Ci attendono stradine sterrate e panorami da film. Si arriva al piccolo villaggio di capanne che apre le porte al già citato paradiso. Animali di ogni tipo, natura selvaggia, grigliate improvvisate per sfamare il vorace turista, pollame a piede libero. Si, proprio un boccaporto di pace.

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il ‘Velo della Novia’

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Stanchi ma rilassati come non mai, ci facciamo trasportare dalla passione che questo incommensurabile luogo magico trasmette. La nostra guida personale ci ha riservato una sorpresa. Non dice nulla. Ci trasportano sulle rive del fiume Perené dove ad attenderci c’è il tipico barcone della selva. Una lancia motorizzata che ti permette di raggiungere luoghi ancor più selvaggi. Ed è proprio nel selvaggio e nel mistico che siamo diretti. Concludiamo la nostra pienissima giornata con un’emozione che ricercavo da tempo. Ci accolgono in un villaggio, lontano da tutto e tutti, gli Asháninka – etnia precolombiana che continua a preservare modi, lingua e usanze tipiche della cultura tribale amazzonica -.

Musica, canti, pietanze locali e racconti eroici, trascinano le nostre menti in uno spazio e un tempo lontani dal terrestre e più vicini ai molti oracoli venerati da questo gruppo etnico. Ci vestono e ci truccano alla loro maniera. Danziamo tutti in cerchio vicini al grande fuoco. Gli uomini intonano degli stornelli suonando i grandi tamburi e flauti stregati e le donne accompagnano la performance in un coro dal tono lieve e vellutato. La suggestione è indescrivibile e armoniosa.

P1100033 P1100048 P1100082 P1100063John ci deve strappare via da questa immensa avventura, ci dice che si è fatto tardi e che la nostra casetta nella giungla ci aspetta per il meritatissimo riposo. Cosí, con gli occhi pieni di bellezza, saluto in lingua locale questo villaggio e ci dirigiamo verso la nostra improvvisatissima ma fantastica capanna nei pressi di Oxapampa.

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Qui, il mix culturale è interessante: nella località convivono i nativi yaneshi, i coloni austro-tedeschi e quelli andini, cementati fra loro dalla passione e dalla lavorazione dei chicchi di caffè. È un caffè di buon corpo, maturo, con un delicato gusto aromatico di cacao e dal profumo dolcemente fruttato.

Il giorno trascorre in completo relax, osserviamo la fauna tipica della zona. Bambini sorridenti ti accolgono con il loro compagno di vita. Chi una tartaruga, chi un falchetto, chi da lontano fiero del proprio coccodrillo, chi con il suo piccolo di giaguaro tra le mani. Approfittiamo di tutto il giorno per concederci altri bagni nelle maestose cascate del Tirol, ennesimo paradiso naturale che probabilmente prende il nome dall’arrivo, in queste terre incontaminate, di alcuni coloni prussiani nella seconda metà dell’800. Infatti questa è anche la terra di Pozuzo, una comunità alpina austro-tedesca all’interno della selva central. Una storia molto curiosa e simpatica che mi riservo di raccontarvi in un futuro post.

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Concludiamo questa bellissima avventura la domenica di Pasqua. Una resurrezione dei sensi, un grande tuffo nella scintillante forza di questi posti meravigliosi.

Sulla via del ritorno, ci concediamo ancora del tempo libero per visitare altri posti straordinari immersi nel verde. Riprendiamo la via della carretera central che ci riporterà a casa. Comincia a piovere. Ci riteniamo fortunati, anche il dio sole ci ha accompagnati in questa esperienza. Proprio alle porte della barriera tra selva e ande, ci coglie di sorpresa il temutissimo huayco. La via principale è bloccata da fango e detriti per ore. Non ci dispiace affatto, dato che i lavori di pulizia della strada ci permettono di trascorrere altro tempo tra le braccia di madre natura. A venire in nostro soccorso, messo lì, a bordo pista, una casetta di legno improvvisata e popolata da una famiglia di agricoltori. Ci vendono di tutto e a costi bassissimi. Riempiamo il nostro mezzo di trasporto di frutta ed altre squisitezze tipiche. Ritorniamo a bordo felici ed estasiati per questo magnifico viaggio.

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Proverò a documentarmi ancora e scrivere dal Perù. Vediamo insieme cosa succede. “LA FINESTRA ANDINA…” è il titolo di questo diario.  Per chi volesse affacciarsi, prendete nota. L’indirizzo è sempre quello.

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5 comments on “Verso la “Selva Central” sulla via del caffè

  1. angi52 ha detto:

    Bellissimi i posti che ci hai fatto visitare e un plauso per come li hai descritti. Grazie Riki per le emozioni che hai saputo trasmettermi. Un caro abbraccio a te e Luisa. Gai. Mo speriamo di riuscrire a trasmettere questo messaggio!!!

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    1. Riccardo Specchia ha detto:

      Grazie a voi. Davvero difficile trovare le parole adeguate quando la natura ti coinvolge e ti fa innamorare a tal punto. Sono felice di potervi trasmettere ciò! Alla prossima avventura. R.

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  2. maciek92 ha detto:

    Ogni volta che cerco di descrivere alla gente il verde che ho visto in Perù, quel verde che hai catturato in alcune tue fotografie, e che qui in Europa non ho mai visto, rimango sempre insoddisfatto. La natura e l’ecosistema peruviano sono straordinari…da innamorarsi e lasciarci un pezzo del proprio cuore. Non vedo l’ora di tornare, riparto a giugno! Grazie per il post!

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    1. Riccardo Specchia ha detto:

      Grazie a te maciek92. Hai proprio ragione, descriverlo è una grande impresa. Spero di aver contribuito almeno un po’.
      Ciao e a presto!

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