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Riccardo Specchia
VERSIÓN EN ESPAÑOL

“Vi è una pazienza della foresta, ostinata, instancabile, continua come la vita stessa.”

Jack London

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Dopo un lungo stop dal viaggio qui in Perù, proseguo le mie esplorazioni dirigendomi sempre più a nord al confine con l’Ecuador. La notizia che più mi rende felice, motivando questa nuova escursione, consiste nel fatto che dopo circa due anni la mia instancabile e avventuriera madre, Anna, è venuta a vedere con i suoi occhi dove vivo e lavoro. L’occasione è troppo ghiotta per mostrarle come si viaggia, come ci si arrangia e ci si possa imbattere in posti incantevoli da questa parte così lontana del pianeta.

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Si va, dunque, sempre più vicini al centro convenzionale della terra, più vicini all’equatore, dove l’estate non finisce mai e non resta che amarsi per distrarre la fame e la povertà diffusa in queste terre di confine. Tumbes, come recita un canto antico: “la città dell’eterna estate e dell’eterno amore”.

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Un viaggio lunghissimo, percorrendolo su strada, come la maggior parte dei miei tragitti qui.

1.300 km. e 18 ore circa di costa Panamericana partendo da Lima, tra svariati autobus, taxi, mototaxi e colectivos. Anna, è qui da appena 20 giorni e sembra ancora frastornata dal fuso orario e dal cambio repentino di qualsiasi abitudine dal vecchio continente. Decido, perciò, di risparmiarle questa immensa impresa del viaggio tutto d’un fiato, approfittando della sempre dolcissima ospitalità di Mami Hilda nella tappa intermedia che facciamo, sempre a nord, sempre sulla Panamericana: a Trujillo.

Hilda la conoscete già dai miei primi articoli. “La nonna” in tutti i sensi, sempre pronta ad accoglierti con indicibile affetto e con un cabrito al forno o un sudado de pescado, piatti della cocina norteña da capogiro.

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Partiamo dalla capitale, Lima che in questi mesi estivi è adorabile e di certo più vivibile. Collegi e scuole chiusi, traffico lento, inesorabile ma con segni di scorrevolezza. Luce del giorno calda e tenue sui grandi alberi delle avenidas, microbus disperati dal caldo passano senza troppo disturbo, come assopiti, raccolgono le poche “pecorelle smarrite”  rimaste sotto l’afa della metropoli.

Il primo stop lo facciamo, dunque, in direzione nord, proprio a Trujillo nella culla delle civiltà pre-incaiche MocheChimu.

Nel mio ultimo viaggio a nord, passando da Trujillo, non mi era stato possibile visitare uno degli appuntamenti turistici irrinunciabili in questa città di provincia. Non mi faccio sfuggire ancora una volta l’occasione e porto tutti a visitare una delle bellezze archeologiche assolute di questo pueblo: “las Huacas del Sol y de la Luna“, due santuari delle antiche cittadelle pre-Inca di cultura Moche ancora in fase di scavo, i quali offrono un colpo d’occhio e una suggestione unica, riportandoti inevitabilmente indietro nel tempo.

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Proseguiamo il viaggio dopo una pausa di 24 ore dai sedili reclinabili delle sfreccianti corriere peruviane.

Dobbiamo arrivare a Piura, sempre più a nord, per poi prendere ancora una volta il famoso colectivo che a soli 100 Soles ci porterà nella tanto agognata cittadella di Tumbes. Durante il viaggio, racconto spesso a mia madre, di queste terre che ho sempre sperato di vedere. Delle spiagge bianche dal clima desertico e tropicale allo stesso tempo. Cerco di distrarla dalla fatica percepita regalandole un miraggio di quello che ci aspetta. Da Piura comincia l’immancabile deserto, le buche, le strade sterrate, la miseria in molte delle baraccopoli sparpagliate qua e là, tra un piccolo giacimento di petrolio e una pozza secca da cui si prova a pompare acqua.

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Finalmente arriviamo a Zorritos un pueblito a soli 15 minuti da Tumbes dove abbiamo prenotato la nostra oasi di ristoro molto economica ma comunque strabiliante alla vista. Io, Luisa, e Anna siamo finalmente giunti a destinazione e ci concediamo il “mojito della vittoria” per poi farci coccolare e rilassarci nella zona naturale con fanghi e acque termali. Ad un passo, finalmente, dallo sfiorare il paradiso!

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Tumbes è una città dell’estremo nord-est del Perù. Capitale provinciale, è situata vicino all’apertura del río Tumbes nel golfo de Guayaquil dell’oceano Pacífico, a 30 km dalla Frontiera con l’Ecuador.

Non esiste una versione ufficiale riguardo le origini del nome Tumbes. Alcune fonti segnalano che deriverebbe degli indigeni incontrati dai conquistadores spagnoli in questa zona nel XVI secolo: i “Tumpis”. La cittadina è situata in una zona completamente tropicale. Le sponde del río Tumbes assumono le sembianze di delimitazione naturale del confine dei due stati della cordigliera, Perù ed Ecuador.

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Proseguiamo il nostro viaggio e ci dirigiamo verso l’assoluta bellezza del “Santuario Nacional Los Manglares”, impossibile non visitare questa magia sulla terra.

“Los Manglares”, un bosco la cui vegetazione cresce e si alimenta in una zona di transito tra il mare e la terra abbracciando nel margine sinistro anche il río Tumbes. Tutte queste maree e flussi d’acqua incrociati hanno dato vita ad una delle zone tropicali con una biodiversità marina e selvatica che ha pochi eguali nel mondo intero. Una bellezza naturale fatta di labirinti di radici sospese, sentieri che si trasformano in canali a seconda delle maree, rifugio alimentare di numerosissime specie di crostacei, molluschi, fauna marina e volatili di ogni specie.

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Qui, i pescatori hanno creato una cooperativa che si sostiene praticamente da sola. Le case sono tutte in legno e l’elettricità “va e viene”, mi dicono. Quando domando se lo stato aiutasse in qualcosa o perlomeno fosse a conoscenza del potenziale di questo paradiso terrestre, loro storcono la bocca e preferiscono invitarti sulle loro barche per cambiare discorso.
Una comunità che vive e si sostenta di turismo, di pesce e prodotti freschissimi che questi manglares offrono a gettito continuo.

Si promuovono pressoché da soli e solo la commissione governativa del turismo PromPerù, spesso distratta come mi è capitato di notare in molti posti in cui ho viaggiato, offre loro quel poco di visibilità.

Con molta fortuna troviamo una guida privata che ci fa scegliere tra barca a motore, con più gente e tragitto più lungo o lancia a remi solo per noi tre. Inutile svelare la nostra scelta.

Oltre ai gamberi saporitissimi, la vegetazione di manglares ospita granchi giganti che al passaggio delle lance schioccano le chele come a salutarti. Ma uno dei prodotti più famosi da queste parti è la Concha Negra che si estrae infilando profondamente le mani nel pantano creato dalla marea in abbassamento.

Da queste ‘conchiglie nere’, a fine escursione, ci cucinano il famoso risotto con conchas negras servito con cipolla marinata e i famosi chifles: banane tropicali fritte a decorare il piatto come fossero delle patatine.

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Si ritorna a Lima grati e soddisfatti dell’ennesima esperienza che offre il variegato e intrigante Perù.

Proverò a documentarmi ancora e scrivere dal Perù. Vediamo insieme cosa succede. “LA FINESTRA ANDINA…” è il titolo di questo diario.  Per chi volesse affacciarsi, prendete nota. L’indirizzo è sempre quello.

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2 comments on “Verso il confine nord, Tumbes

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