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Riccardo Specchia

UMANITÀ IN VIAGGIO è una docu-serie di RSInews e in questi giorni, ospita una storia che seguo da tempo, quella degli Shipibo-Conibo a Cantagallo: una comunità nativa della selva amazzonica che abbandona il suo habitat naturale inseguendo nostalgicamente il miraggio di una vita nella metropoli, la spietata Lima.

Una collaborazione molto bella con l’amico e gran professionista Ruben Lagattolla, che arrivato in Perù per un lavoro nel VRAEM, ha scoperto, in una semplice chiacchierata per le vie di Lima, che questa storia doveva far parte di un mosaico dedicato a tribù e popoli migranti.

La storia riportata racconta di una tribù proveniente dalla foresta amazzonica che, richiamata dal mondo globalizzato, ha deciso di abbandonare la Selva per trasferirsi nella periferia di Lima. Un vero sacrificio delle proprie vite per offrire un futuro migliore ai propri figli. Un fenomeno che in scala ridotta conosciamo bene anche noi.E’ una storia di umanità, ma anche una storia che inizia a preoccuparsi dell’ambiente. La fuga dalle campagne non è dovuta soltanto a un semplice richiamo del mondo globalizzato, ma è anche una migrazione obbligata per molti. Un abbandono di campagne che non sono abbastanza redditizie, che vengono vendute poi ai grandi proprietari terrieri per la produzione per la grande distribuzione.

[…] Come il cigno di Baudelaire, “come gli esiliati, ridicoli e sublimi,
e corrosi da un desiderio senza tregua”, si aggirano per questo fetido slum sperando in un futuro migliore.

E’ una storia a cui tengo particolarmente perché è il frutto di una bellissima collaborazione con un altro grandissimo umano in viaggio, Riccardo Specchia autore di “La finestra andina…”.

Ruben Lagattolla

Vilma legge e canta il famoso KENÉ che sta ricamando. Una foresta ormai lontana quella degli Shipibo di Campoy (distretto all’estrema periferia di Lima). Un rincorrere continuo le burocrazie istituzionali e il politico di turno che promette e non mantiene. La loro storia aveva tutti i presupposti per un finale felice. Arrivarono dalla selva senza disperdersi nell’enorme città. Un gruppo compatto che ha provato a vivere nelle barriadas, aspettando e rincorrendo un destino più felice. Gli Shipibo-Conibo hanno abbandonato Pucallpa, nella Selva peruviana, per offrire un futuro ai loro figli. Educazione era la parola d’ordine, “…solo così possiamo migliorare da questa condizione”, dice un po’ sconsolata la dolce Vilma.

Passano molti anni, così tanti che il responsabile dei rapporti con le istituzioni: Cesar Tananta Vasquez, quasi più non ricorda quando tutto iniziò. Ci parla infatti di Shipibo che ormai lavorano in fabbrica, mettono su famiglia e prendono in affitto un’umida stanzetta chissà dove.

Passano anni e la tremenda sensazione che ho accolto come un pugno nello stomaco, dopo averli seguiti per tutto questo tempo, è che si sono dispersi. L’agglomerato di barriadas di Cantagallo, da dove nascevano innumerevoli progetti di riqualificazione e reintegrazione urbana, è andato in fumo con il famoso incendio che colpì questa comunità ormai due anni fa.

Si sono dispersi, dunque, e fa male solo pensarlo. Cesar prova a tirare le fila di questa disgrazia e ci dice che si sta parlando con le istituzioni che rimandano, rimandano, rimandano… Rimandano a data da destinarsi.

Si sono dispersi, dunque, diventando ormai… UMANITÀ IN VIAGGIO.

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